Là dove ci sono aziende particolarmente innovative, aziende che sono maggiormente inclusive, che lavorano in settori curiosi, particolari, che riescono a fatturare in condizioni difficili, potete scommetterci: l’imprenditrice sarà certamente donna.

Si possono considerare gli aspetti della formazione, delle skill, delle soft skill, della tenacia e del desiderio di rivalsa (verso secoli di “dietro le quinte”): tutto contribuisce a far sì che nel nostro Paese non solo le imprese al femminile siano tante, in numero crescente negli anni, ma che siano davvero vivaci e facciano bene, per dinamismo e talento, all’intero mercato.

aziende al femminile

Si sta parlando, come emerge dal IV Rapporto sull’imprenditoria femminile-2020 realizzato da Unioncamere*, di un milione e 340 mila imprese guidate da donne, ovvero il 22% del totale. Come accennato, negli ultimi 5 anni le imprese sono cresciute a un ritmo molto più intenso di quelle maschili: +2,9% contro +0,3%. Ciò significa che in valori assoluti l’aumento delle imprese femminili è stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704. In pratica, le imprese femminili hanno contribuito al 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a +50.784 unità.

Quali sono le caratteristiche delle imprese al femminile?

Rispetto a quelle governate dagli uomini, di solito le aziende al femminile sono più concentrate sui servizi, sono di dimensione più ridotta e ubicate maggiormente nel Mezzogiorno. I settori merceologici più percorsi dalle donne imprenditrici sono le attività di servizio alla persona, la sanità e assistenza sociale, il tessile abbigliamento calzature, l’istruzione e il turismo-cultura. Le regioni più “femminili” sono Molise, Basilicata e Abruzzo per il Mezzogiorno, Umbria, Toscana e Marche per il Centro, e Valle d’Aosta per il Nord.

Uno spaccato che fa davvero molto riflettere: là dove il tessuto imprenditoriale non è particolarmente fertile, le idee di business più efficaci vengono alle donne che, da sole o con pochi collaboratori, riescono a creare aziende efficienti, facendo leva su una delle competenze innate che possono vantare: la cura, espressa nelle sue tante declinazioni.

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Questo è il bello, l’unicum, la specialità, il talento che dà speranza: nell’attesa che le percentuali crescano ulteriormente, le donne imprenditrici si sono ritagliate una fetta di mercato che difficilmente verrà loro scalzata. Non solo: il loro impegno è tale che non si limitano a lavorare “sul sicuro”, scegliendo settori di attività consolidati, ma accettano di sfidarsi occupandosi anche di attività professionali e scientifiche, informatica e telecomunicazioni ben più di quanto non facciano i colleghi maschi.

Imprenditoria femminile e avvento del Covid-19

Lo scenario appena rappresentato è estremamente positivo. E lo sarebbe stato anche nel futuro prossimo, se sulla scena mondiale e nazionale non fosse comparso il Covid-19. La pandemia, incredibilmente, non solo ha bloccato il desiderio di imprenditoria femminile, ma ha posto tutti di fronte a un tema che speravamo di aver arginato. Andiamo con ordine: Unioncamere ha rilevato che nel secondo trimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le iscrizioni delle imprese femminili si sono ridotte maggiormente rispetto a quelle delle imprese maschili (-42,3% vs -35,2%; media generale -37,1%); penalizzati tantissimo il commercio al dettaglio e la ristorazione, tra tutti i settori. Non solo: la riduzione del numero di iscrizioni ha riguardato soprattutto il Centro-Nord, ovvero il territorio dove la prima ondata della pandemia ha colpito in maniera più violenta.

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Eccoci tornati indietro di anni e anni: quando l’incertezza sul domani si fa pressante, quando il terreno dell’imprenditoria si fa scivoloso, la donna si ferma, aspetta un attimo. È prudente, di sicuro, preferisce capire come evolve la situazione del mercato. Dall’altro lato, però, è spinta ai suoi “antichi doveri”, ovvero a una presenza maggiore in famiglia e nella cura della famiglia allargata (specie quando il problema che affligge le comunità è proprio di natura sanitaria). È vero che siamo – parlando di Covid-19 – di fronte a un evento non immaginabile e difficilmente gestibile, ma spiace riconfermare quanto anche le imprenditrici siano vittime delle poche tutela in senso “welfare” presenti nel Paese.

Questo periodo passerà – tutti, dagli economisti ai virologi, ne sono convinti – è destinato passare. E allora chiudiamo comunque con una nota di speranza, andando a declinare i plus delle aziende al femminile, che sono diverse nella forma e nella sostanza da quelle maschili, e per certi versi anche migliori. Unioncamere ha realizzato uno spaccato sull’imprenditoria femminile giovanile, che ci aiuta a comprendere come saranno domani tutte le imprese guidate da donne. Ebbene, ci troviamo di fronte ad aziende più green (attente più all’etica che alla competitività, da questo punto di vista), più inclini allo smart working e a implementare politiche di welfare aziendale.

E attenzione: laddove, anche nelle grandi aziende, proprietà e management hanno presenze femminili, le società sono maggiormente propense all’internazionalizzazione e all’innovazione. E non è di sicuro un caso.

“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA – Progetto di Gianna Martinengo”
Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a “mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione.

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