Con le risorse del Recovery Plan e la sfida del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) l’Italia ha un’opportunità irripetibile per lasciarsi alle spalle la crisi economica scatenata dal Covid ma soprattutto per accelerare qui processi di cambiamento che nel nostro paese marciano a fatica. La transizione digitale e quella energetica sono tra le più rilevanti operazioni che dovranno essere portate avanti. I progetti sono ambiziosi, le necessità enormi, i contributi economici non mancano: sarà importante che professionisti competenti siano in grado di individuare le esigenze prioritarie e le modalità migliori per rendere il paese più solido dal punto di vista economico finanziario e più efficiente, dal punto di vista digitale/tecnologico ma anche energetico. A sostenere quest’ultimo obiettivo non saranno solo le iniziative europee ma anche strumenti legislativi domestici – alcuni già attivi da tempo, altri più recenti – su cui fa un grande affidamento il comparto edile italiano, per rilanciarsi ma anche per riqualificarsi professionalmente. Tra i provvedimenti più importanti degli ultimi anni figurano certamente (e saranno validi almeno fino a giugno 2022) il Superbonus 110% ma anche l’Ecobonus e il Sismabonus: incentivi fiscali potenti destinati a consentire un forte salto di qualità delle prestazioni energetiche degli edifici e degli immobili italiani. Non solo. La rosa degli obiettivi di questi sconti fiscali comprende anche quello di incentivare l’utilizzo di energia rinnovabile e quindi a disincentivare l’utilizzo di gas e derivati del petrolio per climatizzare gli ambienti, attraverso l’applicazione di coibentazioni sui tetti e sulle facciate degli stabili e la installazione di infissi performanti. Questi interventi si traducono evidentemente nella riqualificazione immediata degli stabili per quanto riguarda aspetto architettonico, integrità e funzionalità dell’involucro e degli impianti rinnovati, ne consegue anche un aumento del valore dell’immobile, grazie al rinnovo edilizio. Ma il salto di qualità deriva fondamentalmente dal risparmio energetico. Considerato che abbiamo un Catasto non aggiornato e sempre in procinto di essere riformato per consentire una fotografia più puntuale dello stato delle proprietà immobiliari italiane, considerato che nonostante i bonus fiscali (diversamente generosi negli anni) destinati alle ristrutturazioni siano ormai strutturali il patrimonio edilizio italiani è ancora fortemente datato, è facilmente intuibile come si si trovi di fronte ad una opportunità irripetibile per rifare il trucco al territorio. Senza dimenticare che il nostro paese ha anche altre forti carenze nel campo infrastrutturale che sono al centro di dibattito da tempo ma senza effettivi risultati in termini di iniziativa e progettualità. Non è solo questione di Ponte sullo Stretto o di reti ferroviarie inefficienti che rendono ogni viaggio su rotaia un’avventura. Si tratta di collegare meglio tutto il paese che, dal punto di vista della conformazione territoriale è magnifico ma difficile in termini di collegamenti e reti stradali confortevoli. Si tratta di far dialogare meglio il settore pubblico e quello provato, perché per investimenti di questo tipo una mano non può escludere l’altra. Temi che affrontiamo nella conversazione con la professionista di oggi, una giovane ingegnere edile che può darci il polso della situazione e soprattutto raccontarci in che direzione sta andando l’innovazione in questo campo e quali strumenti si possono mettere in campo per accelerare i cambiamenti necessari al nostro paese.

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