Le più note donne in finanza sono Christine Lagarde alla guida della Banca Centrale Europea, Ursula Von Der Layen a capo della Commissione Europea, Kristalina Georgieva Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale. Ma potremmo citare anche l’italiana Irene Tinagli, Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo, o Gita Gopinath che, del Fondo Monetario Internazionale, è Capo Economista.

Nei contesti pubblici le donne che hanno forti competenze nel settore economico-finanziario stanno raggiungendo ruoli apicali di sempre maggior rilievo. Nell’ambito privato della finanza mondiale il soffitto di cristallo resiste ancora, pur nei significativi passi avanti fatti negli ultimi anni.

Eppure, viviamo un contesto in cui rappresenta ancora una notizia da mettere in prima pagina il fatto che – da febbraio 2020 – sarà una donna a guidare, in qualità di Ceo, Citigroup, uno dei colossi mondiali del credito. Jane Fraser si ritroverà, sulla scrivania, un’agenda piena di impegni e una banca quotata a Wall Street da 20 miliardi di utili l’anno e 2,2 mila miliardi di dollari di asset da gestire. Una rarità. Scriveva qualche tempo fa il Sole 24 Ore che le donne al comando di primari gruppi finanziari “sono più rare delle donne che hanno vinto un Nobel per la chimica. Le amministratrici delegate di banche quotate al mondo sono solo il 4% del totale (contro il 6% delle donne insignite del premio svedese)”.

Donne e finanza: quante sono le donne al comando?

La questione della diversity e del gender nella finanza è molto delicata, certamente i grandi gruppi mondiali – che stanno intraprendendo la traversata verso l’adesione ai criteri Esg – si stanno impegnando molto nel riconoscere ruoli di vertice al mondo femminile. I risultati di questo impegno, però, non sono palesi e ogni donna che arriva in cima finisce in copertina alle riviste, a testimoniare come l’evento sia considerato ancora straordinario. S&P Global Market Intelligence ha calcolato che sono 32 le numero uno delle banche quotate in Borsa, su un totale di 763 ceo. Nel complesso, c’è comunque equità se si considerano tutte le posizioni disponibili nel settore finanziario (la forza lavoro femminile del settore rappresenta il 50%). Sempre il Sole 24 Ore, riportando dati dello studio di Kpmg “The call to act” tutta l’industria finanziaria manifesta criticità: se si prendono, ad esempio, le società del comparto degli investimenti alternativi (hedge fund, private equity, venture capital, etc) le donne ceo sono solo il 13%. Mentre la percentuale di donne nel ruolo di chief investment officer si aggira tra il 12 e il 15%. Segnali poco entusiasmanti ma comunque incoraggianti in termini di prospettiva.

La società di consulenza Oliver Wyman elabora un indice di presenza femminile in ruoli di senior leadership e nel rapporto “Women in financial services 2020” spiega come i progressi siano sotto gli occhi di tutti, visto che nell’industria finanziaria è stato raggiunto il 20% di donne nei comitati esecutivi e il 23% nei board. Il rapporto indica con forza una evidenza, che è quella su cui puntano tutti i sostenitori di una maggior presenza femminile in ruoli di responsabilità aziendale; questa genera “un’opportunità di maggiori ricavi per 700 miliardi di dollari grazie a un migliore servizio alle donne clienti. In un settore da 4mila miliardi di dollari di fatturato, che attualmente cresce al di sotto dei tassi di crescita del PIL, questa è probabilmente la più grande opportunità di crescita singola disponibile».

“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA – Progetto di Gianna Martinengo”
Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a “mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione.

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