Giovani ed università: la grande sfida dell’orientamento

Mis-match. Gap. Chiamiamolo come vogliamo ma il problema sta emergendo in tutta la sua potenza. Assumendo contorni ulteriori in questo periodo in cui l’economia mondiale affronta le conseguenze economiche della pandemia, a causa della quale interi settori economico produttivi sono caduti in ginocchio, mentre altri hanno spiccato il volo manifestando una fame di competenze mai vista prima. Il mondo del lavoro cambia volto e vede accelerare certi cambiamenti che rischiano di tagliare fuori lavoratori impreparati, in deficit di formazione. Una tema molto chiaro al mondo universitario, oggi più che mai chiamato a fornire agli studenti tutti gli strumenti per affrontare, quando sarà il momento, il mondo del lavoro. Ma un nodo importante è proprio qui: con un panorama lavorativo che cambia alla velocità della luce, scegliere oggi il percorso universitario giusto, che riesca a coniugare la vocazione individuale al fabbisogno professionale esterno, è una sfida enorme per i giovani e le loro famiglie. Una recente indagine del Politecnico di Milano (vedi Il Sole 24 Ore del 19 febbraio 2021) spiega che a 5 anni dal titolo, il 98% dei suoi laureati magistrali lavora. Una dato importante che ci suggerisce che, evidentemente, i corsi universitari prescelti sono allineati ai fabbisogni del mondo produttivo e che le scelte degli studenti sono avvenute nella piena consapevolezza di un aspetto importante: come posso far combaciare la mia attitudine e le mie aspirazioni alle necessità del mercato del lavoro? Un terreno fertile per i consulenti dell’orientamento, quelle figure in grado di rendere coscienti gli studenti delle proprie potenzialità, in modo da indirizzarli senza intoppi verso il percorso di studio adatto alla persona ma rispondente anche ai bisogni del panorama economico. È questo lo spirito di Orientami, una start-up che affronta di petto il problema del gap tra mondo della scuola e lavoro “accompagnando gli studenti a coltivare le competenze, in modo individuale”. Elisa Piscitelli, una delle due founder, ci racconta lo spirito di questa iniziativa. “Noi puntiamo sulle tre C, Consapevolezza, Curiosità e Coraggio e lavorando con i liceali abbiamo notato come il coraggio e la curiosità e voglia di pianificare il futuro è molto più spiccata tra le donne. Io stessa ho sviluppato una certa resilienza in quest’avventura imprenditoriale”.

La prima domanda è sempre un grande classico: come è nata questa idea? In effetti il tema dell’orientamento è rilevante tra le famiglie e i figli. Cosa non funziona e perché bisogna essere innovativi anche in questo campo? Scegliere cosa fare da grandi è difficile per tutti. Se la vita è fatta di piccole scelte continue che ti portano gradualmente a scegliere una certa strada, ci sono momenti che pesano più di altri, e la scelta dell’università è uno di questi momenti. Questa scelta ha un peso profondo su quella che sarà la nostra vita professionale e personale. Eppure, i ragazzi delle superiori sono troppo spesso lasciati a loro stessi in questa scelta. Questo porta a dei problemi di breve termine: uno studente universitario su tre è insoddisfatto della scelta e uno su quattro cambia dopo il primo anno. Ci sono poi problemi di lungo termine, che hanno ripercussioni sull’occupazione nel nostro paese, sui talenti e la capacità di innovazione. Si tratta diciamo di un problema che unisce aspetti sociali, economici e umani profondi. Con la nostra soluzione vogliamo aiutare i singoli a essere più felici e realizzati e nel farlo aiutare il nostro paese a crescere e progredire. 

Dopo l’idea, quali sono stati i primi step che vi hanno portato a creare la vostra impresa? Ascoltare, ascoltare, ascoltare. Abbiamo intervistato tantissimi studenti, professori e presidi. Abbiamo cercato di capire quali fossero i loro problemi veri e come poter essere loro d’aiuto. Dopo di che abbiamo parlato con i nostri docenti di Harvard e esperti dell’orientamento per prendere tecniche usate internazionalmente e adattarle ai nostri studenti. Abbiamo creato un percorso guidato che potesse essere implementato a scuola. Dobbiamo ringraziare non solo chi ci ha dato una mano da un punto di vista scientifico, metodologico, ma anche le prime scuole che si sono fidate di noi. Il liceo Malpighi di Bologna, il Leonardo di Milano, e il Paciolo d’Annunzio di Fidenza. Abbiamo lavorato con presidi e insegnanti fantastici che ci hanno dato fiducia; hanno provato il nostro percorso e ci hanno dato dei consigli per renderlo migliore.

Spesso i giovani manifestano i propri desideri e le proprie vocazioni che risultano poco aderenti alla realtà del mercato del lavoro. In che modo con Orientami mettete in evidenza questa tematica? Da un lato aiutiamo gli studenti a formulare criteri di scelta, come per esempio quanto il percorso è allineato alle proprie passioni e alle proprie competenze e quanto è allineato alle esigenze del mondo del lavoro, permettiamo ai ragazzi di considerare diverse dimensioni su cui poter valutare un percorso di studio; dall’altro lato forniamo le informazioni necessarie per far si che i ragazzi non siano guidati solo da stereotipi. Infine, i ragazzi hanno la possibilità di avere dialoghi 1:1 con i testimoni di Orientami (giovani lavoratori chiamati “orienteers”) per chiedere direttamente a loro, sulla base della loro esperienza, informazioni sulla realtà del mercato del lavoro e non solo.

Entrando nel pratico, se sono uno studente e voglio rivolgermi alla piattaforma come faccio? Orientami offre un percorso di orientamento digitale che utilizza esercizi interattivi per aiutare le nostre ragazze e i nostri ragazzi a conoscere meglio se stessi e a conoscere il mondo che li circonda. I ragazzi si possono iscrivere attraverso il nostro sito (www.orientami.online) o scrivendo a iscrizioni@orientami.online, ottengono un codice di accesso, rispondono a delle domande per un assessment iniziale. Raccomandiamo un percorso personalizzato per crescere in consapevolezza, curiosita’ e coraggio, quelle che chiamiamo “tre 3 C”. In questo percorso, settimanalmente, vengono pubblicati dei passi (esercizi interattivi, informazioni, tests, video testimonianze) per approfondire di volta in volta specifici argomenti (inclinazioni, competenze, passioni, paure, criteri di scelta, possibilita’ post diploma, estero). I ragazzi, settimanalmente, aggiornano un diario di bordo con i propri take aways. Utilizzano un processo strutturato che li guida in questa ricerca importante, fanno incontri con persone che possono aiutarli a capire meglio in cosa consistono le diverse opzioni a loro disposizione. Iscriversi è facile, è possibile farlo attraverso il nostro sito, oppure scrivendo a iscrizioni@orientami.online 

Come funziona il vostro metodo? Perché gli insegnanti che lavorano per anni con i ragazzi, spesso non riescono ad essere utili ed efficaci nell’orientamento? Noi, anche grazie alla piattaforma digitale che stiamo sviluppando, seguiamo i ragazzi uno per uno. Ogni lunedì di ogni settimana viene pubblicata sulla loro pagina personale un compito da consegnare entro la domenica della stessa settimana. In questo compito vengono messi a disposizione video ed esercizi interattivi per approfondire diverse tematiche, come per esempio le proprie inclinazioni o le competenze richieste in certi ambiti lavorativi. Alla fine di ogni compito, il ragazzo consegna un diario di bordo con i propri “take aways” (quello che si “porta a casa”) in modo che il percorso sia continuativo e il ragazzo sia aiutato a tenere il filo logico delle scoperte settimanali che fa. Per gli insegnanti è difficile seguire individualmente i ragazzi, è difficile trovare del tempo per fare un lavoro sistematico e costante sull’approfondimento delle competenze, delle passioni, dei criteri di scelta, delle alternative universitarie e degli sbocchi lavorativi. E’ infine, complesso trovare le informazioni giuste per creare consapevolezza su tutti i percorsi possibili post diploma. Per fare questo tipo di lavoro servirebbe un formatore dedicato all’anno per ogni 5-10 studenti e le scuole non possono permetterselo.

Cosa è cambiato con la pandemia? Con la pandemia si hanno a disposizione sempre meno risorse, banalmente non è più possibile andare nelle università per partecipare agli open days. Inoltre, i ragazzi si sentono sempre di più disconnessi dal mondo circostante. La pandemia ha aumentato un po’ la pigrizia di ciascuno e questo non aiuta nel guardare al proprio futuro con audacia e speranza.

Come reclutate i Mentor che mettete a disposizione dei giovani che hanno bisogno del vostro servizio? Sono figure importanti, possono lasciare un segno nella vita dei giovani. I nostri ‘Orienteers’ sono ragazzi che stanno frequentando gli ultimi anni dell’università o giovani lavoratori che condividono la propria esperienza rispondendo alle domande dei nostri ragazzi. Un ragazzo può confrontarsi con diversi testimoni a seconda delle sue esigenze e delle sue domande specifiche. I nostri Orienteers sono tutti accomunati da una forte passione per il loro lavoro e per il give back, sono selezionati attentamente, devono aver un percorso di eccellenza nel loro settore, e grandi doti di empatia e comunicazione. Vengono selezionati attraverso una candidatura sul nostro sito, e un attento processo di interview. Agli orienteers vengono offerte occasioni di networking e corsi relativi a leadership e coaching e in generale legati allo sviluppo di soft skills utili in qualsiasi lavoro.

Immagino che il vostro lavoro non si esaurisca con l’instaurare un rapporto con i giovani, ma anche con il mondo universitario. Come monitorare l’offerta accademica? Siamo in contatto con alcune grandi università, in particolare con gli orientamenti in ingresso. Quando troviamo delle belle proposte di orientamento che possono veramente aiutare i ragazzi a verificare meglio la propria vocazione, noi facciamo pubblicità all’interno del percorso. Tuttavia siamo molto selettivi nell’individuare le proposte da consigliare ai ragazzi, da un lato non vogliamo favorire universita’ specifiche, dall’altro non vogliamo sommergere i ragazzi di proposte.

Fare un’esperienza all’estero è ormai una condizione irrinunciabile, per la formazione personale ma anche per avere una credenziale in più quando si deve presentare il proprio biglietto da visita nel momento in cui si intraprende il percorso di ingresso nel mercato del lavoro. Come fare una buona scelta anche in questo senso? All’interno del percorso di Orientami c’è uno step che e’ proprio dedicato all’estero. Abbiamo video di diversi testimoni che hanno avuto esperienza all’estero molto diversificate (laurea triennale/specialistica, tesi, doppia laurea, etc). Tanti liceali non sono neanche a conoscenza di certe possibilità e con Orientami hanno l’occasione di incontrare ragazzi che possono testimoniare i pro e i contro di queste scelte.

Si tende in genere a considerare solo certe università straniere trascurando ottimi atenei internazionali che però, magari, sono meno incisivi a livello di marketing e quindi sono meno noti. Cosa suggerite in questo senso? Diamo accesso a ranking internazionali cosi come ad eccellenti testimoni (“orienteers”) che hanno fatto esperienze internazionali in atenei piu’ o meno noti.

Quali sono i settori su cui i ragazzi magari non riescono ad esprimere una attitudine evidente ma sui quali, lavorandoci, riuscite poi a far emergere una passione nascosta, un potenziale sopito, nascosto? I ragazzi che iniziano sono per lo più orientati verso economia, ingegneria, psicologia e medicina. Queste sono le facoltà che vanno più “di moda” ma quando chiediamo ai ragazzi le motivazioni che spingono loro verso queste facoltà ci accorgiamo che si lasciano guidare per lo più da stereotipi. Con il nostro metodo non partono dal valutare le diverse facoltà ma partono dalle proprie inclinazioni (primo step). Li aiutiamo a capire se sono più creativi, con senso pratico, interessati alla responsabilità sociale, intellettuali, imprenditoriali, metodici/ordinati. Per ognuno di questi tratti ci sono una serie di facoltà che ha senso prendere almeno in considerazione. Fin dal primo step entrano nell’orizzonte tutta una serie di attitudini non considerate (inizialmente considerano solo le competenze legate alle materie scolastiche) e, con esse, tutta una serie di facoltà inizialmente non prese in considerazione. 

In un’intervista per Il Sole 24 ore, la neo Rettrice dell’Università Sapienza di Roma Antonella Polimeni parla di università che ‘dovrebbe tornare ad essere un “ascensore sociale”. Alcuni studi correlano lo stato socio-economico della famiglia di provenienza con il job placement e in tempo di pandemia queste disuguaglianze sono state amplificate. Dobbiamo mettere in conto che i ragazzi che arriveranno all’università avranno un debito formativo da Covid e nei prossimi anni dovremo occuparci anche di questo con una progettualità di recupero rispetto a quanto perso nell’ultimo anno». Avvertite anche voi questo tema e come pensate che si possa superare? Assolutamente si, lo avvertiamo. Questo è uno dei motivi per cui è nato Orientami. I ragazzi ricevono informazioni diverse a seconda del network dei genitori stessi. Se una famiglia è di uno stato socio-economico elevato, probabilmente ci sono amici dei genitori che hanno avuto belle carriere. Queste saranno probabilmente state facilitate dal tipo di percorso intrapreso. In certi ambienti si sa, per esempio, che per avere delle carriere accelerate in azienda inizialmente la consulenza strategica potrebbe aiutare cosi come avere dei brand riconosciuti nel proprio CV, per far si che questo avvenga più facilmente si sa che andare all’estero o frequentare un certo tipo di università aiuta. E’ tutta una catena che se uno conosce in anticipo può assecondare, se uno non lo sa perchè non ha mai conosciuto nessuno che intraprendesse questo tipo di percorsi, è difficile che se la possa immaginare o che possa andare a cercare e trovare le informazioni che lo aprano a questo mondo. Questo era solo un esempio. si potrebbero fare tanti altri esempi in canali meno tradizionali, come per esempio il cinema e il teatro…. Orientami vuole dare a tutti i ragazzi italiani, indipendentemente dal ceto sociale, lo stesso tipo di informazioni e lo stesso network di orienteers di eccellenza.

Esiste un tema specifico di ‘orientamento’ tra le giovani donne? Sappiamo che c’è una mancanza enorme di lauree in discipline Stem, come cercate di valorizzare questa gamma di discipline nella percezione delle ragazze? Tra gli orienteers abbiamo ragazze di successo nel settore stem ed e’ sufficiente mettere a disposizione i loro percorsi e i loro contatti per far si che siano di ispirazione a tutte le ragazze di orientami. In primis io e Mariapaola, la Cofounder, abbiamo perseguito percorsi stem in data science e matematica applicata e questo lo diciamo a tutti i ragazzi.

Tra tutte le storie che Orientami ha incontrato ce ne è qualcuna che ha lasciato un segno particolare? A me colpisce sempre quello che i ragazzi scrivono nei propri diari di bordo come riflessioni sulla conoscenza di sè. Mi ricordo che una ragazza aveva scritto: “Mi rivedo molto della frase di Alessandro D’Avenia: “Nascondiamo ciò per cui vogliamo essere amati”. Infatti, so di essere di più di quello che dimostro ma spesso faccio fatica a dimostrarlo. Questa è una delle mie più grandi paure perché penso possa incidere in ambito lavorativo. Avete dei consigli su come risolvere questa questione? Come superare questa timidezza a priori? Come faccio a mettermi in gioco in situazioni nuove a me sconosciute se faccio fatica a farlo?” Noi quando leggiamo questo tipo di domande rimaniamo sempre molto colpiti perchè ci rendiamo conto che spesso questi ragazzi sono da soli e non hanno nessuno a cui fare queste domande. Noi ci mettiamo in gioco in prima persona e con molta discrezione e delicatezza condividiamo la nostra esperienza. Non abbiamo la pretesa di dare lezioni astratte ma di raccontare aneddoti che sono successi nella nostra vita e che possono aiutare a trovare una risposta dentro di se’.

‘Orientami’ rappresenta la vostra attività a tempo pieno? Come si svolge la vostra giornata tipo? Non esistono giornate tipo ad Orientami, è un lavoro molto dinamico che porta con sè sfide diverse. Per questo ci appassiona. Ci sono diversi mattoncini principali. Da una parte sviluppiamo contenuti e esperienze digitali per i nostri studenti, ascoltiamo i loro feedback e cerchiamo di migliorare di continuo. Organizziamo laboratori digitali di orientamento nei licei, facendo attività di classe e d’istituto. Organizziamo webinar e dirette in cui aiutiamo i ragazzi a capire in cosa consiste una carriera o un percorso universitario. In aggiunta lavoriamo con diversi partner, che ci aiutano a offrire più servizi ai nostri studenti. Lavoriamo sulla tecnologia e sviluppiamo algoritmi per creare un servizio che migliori continuamente. 

Chi fa parte del vostro team? E in quanti siete? Per ora siamo in 10 e stiamo crescendo in fretta. C’è l’Education team: Giulia, Agnese, Lorenzo e Mariachiara comunicano con le scuole, guidano gli studenti, lavorano con gli orienteers. C’è poi il communication team: Domiziana, Lucia e Luisa creano i nostri contenuti, danno vita ai nostri canali social e al nostro brand. C’è poi la parte di sviluppo prodotto e gestione della società: io e la mia cofounder Mariapaola (MBA ad Harvard) disegniamo e iteriamo il prodotto, identifichiamo applicazioni per l’intelligenza artificiale, implementiamo processi, pensiamo alle risorse che servono, identifichiamo partners industriali per continuare a scalare il business. 

Guardiamo avanti, quale è il percorso di evoluzione con Orientami, quando è stata lanciata e quali obiettivi ha raggiunto e di cui andate particolarmente fiere oggi? Abbiamo lanciato Orientami la primavera scorsa, lavorando con due classi pilota, una del Liceo Paciolo d’Annunzio di Fidenza (PR), e una del Liceo Leonardo da Vinci a Milano. Avevamo un’idea, e un progetto “beta” sviluppato con esperti dell’orientamento di Harvard. Da allora abbiamo iterato e aggiunto contenuti al nostro percorso, migliorandolo con il feedback dei nostri studenti e dei docenti, per renderlo più interattivo e vicino alle loro esigenze. In poco tempo siamo cresciuti dalle 2 scuole iniziali a oltre 20 scuole, e stiamo lavorando con centinaia di studenti. Le soddisfazioni più grandi sono proprio nelle parole dei ragazzi e dei loro genitori, nel rendersi conto che li stiamo aiutando in maniera concreta a diventare più consapevoli e sicuri di sé nel prendere una scelta così importante. 

Come funzionano i laboratori individuali con gli orienteers? Per quanto riguarda i colloqui individuali con gli orienteers, noi prepariamo il ragazzo ad elaborare domande che possono aiutarlo a capire meglio se una facoltà può fare al caso suo, senza essere guidato da stereotipi. Un ragazzo sceglie il giovane lavoratore (“orienteer”) con cui desidera parlare, a seconda dei propri interessi e delle proprie domande aperte.

Progetti futuri su cui state lavorando? Ora abbiamo due progetti principali. Il primo consiste nell’investire nella nostra piattaforma, continuando a migliorare l’esperienza dei nostri studenti e offrendo una gamma maggiore di servizi. Il secondo è quello di poter essere d’aiuto a un numero sempre maggiore di ragazze e ragazzi in tutta Italia. La nostra mission è quella di aiutare tutti i ragazzi e le ragazze del nostro paese a costruire il proprio futuro, realizzando le proprie potenzialità – speriamo di raggiungere quest’obiettivo al più presto!

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the Thirties

“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA – Progetto di Gianna Martinengo”

Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a “mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione. Uno spazio sarà dedicato alle trentenni , giovani donne – professioniste e scienziate – che affrontano il futuro con coraggio e determinazione.

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