Il mio lavoro con i piloti professionisti

Mary Franzese

«Sento il bisogno di realizzare un progetto che aiuti gli altri, che lasci il segno». La determinazione di Mary Franzese, 35 anni, di Napoli, traspare appena inizia a raccontare di sé e del suo lavoro. Che poi, in fondo, sono strettamente intrecciati. «Nella società che abbiamo creato, la Neuron Guard (www.neuronguard.com), metto tutta me stessa: mi piace, l’ho fortemente desiderata e lavorare non mi pesa»

Neuron Guard ha sviluppato un sistema per la gestione della temperatura corporea basata su tecnologia brevettata, che consiste in un collare, simile proprio ad una collana, che si applica intorno al collo di un soggetto adulto, che è a sua volta collegato a una scatolina, un’unità di controllo portatile, che regola il processo di gestione termica, raccoglie ed analizza i dati della persona. «Questo sistema si applica in ambito sanitario – racconta Franzese – ma soprattutto in quello sportivo, dove è destinato al comfort termico dei piloti professionisti e dei meccanici per il miglioramento delle performance cognitive durante ad esempio le prove e la gara».

Si stima ci siano circa 3.000 piloti professionisti al mondo, soprattutto nelle competizioni a ruote coperte (rally, GT, Le Mans), esposti a temperature molto elevate (oltre 50°C) all’interno dell’abitacolo, con pesanti ricadute in termini di performance cognitive, prontezza e sicurezza.

Studi dimostrano che fattori ambientali, come ad esempio l’alta temperatura, influiscono negativamente sulle prestazioni cognitive, con una riduzione complessiva fino al 9%. 

«Tradizionalmente abbiamo sempre pensato alla gestione della temperatura mediante il vestiario o mediante la climatizzazione degli ambienti», sottolinea la manager. «Ma dove questo non è possibile o estremamente complesso i sistemi di gestione personale della temperatura sono l’unica soluzione percorribile»

Il progetto di Neuron Guard è arrivato nella vita di Mary Franzese per «rispondere ad una sfida. Volevo fare qualcosa che mi desse la possibilità di mettermi in gioco insieme a persone con competenze diverse ma complementari. Perciò dopo una laurea in economica, ho frequentato il Master in Imprenditorialità e Strategia Aziendale (MISA Program) alla SDA Bocconi. Lo definisco il punto di svolta, l’inizio di una nuova vita. Dopo infatti 3 mesi di lezioni in aula, sono stata selezionata per partecipare come Startup MBA Partner al percorso di accelerazione “Seedlab”; lì ho incontrato il mio attuale socio, giunto con l’idea di rendere Neuron Guard una vera impresa, e insieme abbiamo deciso di intraprendere una nuova avventura imprenditoriale».

Attraverso Seedlab hanno vinto un viaggio in Silicon Valley per imparare e conoscere l’ecosistema delle startup in America. «Le risorse finanziarie le abbiamo trovate inizialmente con un bando, Startup Innovative della Regione Emilia Romagna: 96mila euro a cui si sommano i nostri investimenti personali (250mila euro)», racconta la manager. «Poi sono arrivati gli investitori: 656mila euro. Siamo stati noi a farli conoscere e a convincerli a finanziare insieme il progetto. Ora stiamo finalizzando una nuova operazione di investimento che ci consentirà di raggiungere il mercato in 24 mesi».

«Il sistema Neuron Guard – chiarisce ancora la manager- è nato in quegli anni e ha forti elementi innovativi che lo rendono unico rispetto alla concorrenza: raffredda selettivamente l’organo che maggiormente beneficia del comfort termico con un effetto comprovato da studi scientifici sulle performance cognitive; può essere utilizzato durante tutta la gara; non perde di efficacia nel tempo; ha un peso e un costo ridotti; e infine non modifica il comfort degli indumenti del pilota».

 «Certo, muovermi in un mondo molto maschile, come quello dei motori, non è sempre facile. Mi è capitato di essere anche vittima di mansplanning. Ma io non mi lascio intimorire», racconta. «E con una così forte preparazione riesco a dimostrare in breve tempo quanto valgo io e quanto vale il progetto Neuron Guard»

In questi giorni tutte le attività della società si svolgono da remoto, in ottemperanza alle misure di contenimento della pandemia. «Anche questo non mi spaventa», chiarisce. «Ho una bimba piccola che va al nido dalle 8 alle 12.30 e in questo tempo io sono estremamente concentrata sui progetti. Poi nel pomeriggio ci occupiamo di lei mio marito ed io, in egual misura. E se non ho finito un lavoro, riaccendo il computer quando lei dorme. Nel mio team sono l’unica donna, ma non soffro questa condizione. Il mio socio Enrico Giuliani (39 anni) ed io ci siamo conosciuti nel 2013. Ora entrambi abbiamo costruito una famiglia e capiamo le esigente gli uni dell’altra»

«In famiglia, come in azienda, punto sulla capacità di fare gioco di squadra», conclude. «Penso sia essenziale sforzarsi di mostrare le proprie esigenze, così che gli altri possano capirle». Alle giovani generazioni di donne consiglia di «lottare, di provare, di cimentarsi in nuove avventure e di non fermarsi mai davanti agli ostacoli. Non temete, l’errore fa parte della natura umana ed è proprio dagli errori che, se osservati con spirito critico, trarrete le migliori lezioni».

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the Thirties

“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA – Progetto di Gianna Martinengo”

Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a “mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione. Uno spazio sarà dedicato alle trentenni , giovani donne – professioniste e scienziate – che affrontano il futuro con coraggio e determinazione.

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