Telefonia: la strategia per conquistare il mercato? Prodotti performanti, semplici e intuitivi. Così Wiko punta alla Thailandia.


Quello delle telecomunicazioni è certamente il settore più competitivo che conosciamo. Negli ultimi anni i prezzi di dispositivi, device ma anche i livelli tariffari e le proposte commerciali delle compagnie hanno visto riduzioni importanti e costanti, per rendersi sempre più appetibili agli occhi dei consumatori, senza disdegnare l’idea di conquistare a colpi di offerte quote di mercato sempre più ampie. Anche nelle zone più povere del mondo non esiste persona che non abbia in mano un telefonino e probabilmente anche la connessione ad Internet. Questo settore oggi corre, ricerca ogni soluzione possibile per soddisfare il bisogno di connessione che la pandemia ha reso un’urgenza per tutti i paesi e per tutte le comunità. Quali sfide si prepara ad affrontare il mercato della telefonia e, più in generale, dell’elettronica di largo consumo? Quali sono i bisogni crescenti dei consumatori? Che differenze tra una comunità ed un’altra? Ne parliamo con Morena Porta, Marketing & Communication Director di Wiko South of Europe. Wiko è uno dei brand di smartphone più diffusi in Europa e, dal suo lancio in Francia, è oggi presente in oltre 30 paesi del mondo. 

Dott.ssa Porta, cosa ci racconta in questo momento il mercato degli smartphone? Che tipo di bisogni esprimono i consumatori, che tipologia di device preferiscono e con quale grado di caratteristiche tecnologiche?

Partiamo col dire che quello della telefonia è oramai un mercato maturo, ma rappresenta la porzione più importante di tutta l’elettronica di consumo (basta entrare in un negozio della grande distribuzione specializzata per accorgersene), per questo motivo nuovi player si affacciano continuamente nell’arena competitiva cercando di prendere spazio a suon di promozioni, con il prezzo medio dei device che si abbassa e la vita degli stessi che si allunga. Con un’offerta così ampia e agguerrita, anche l’utente medio è diventato un consumatore evoluto, si informa e compara le varie offerte dei brand, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. In uno scenario complesso come questo, i prodotti vincenti e che riescono a “emergere dalla folla” sono quelli in grado di condensare con il migliore balance le 3-4 principali caratteristiche richieste: una batteria performante, una fotocamera di qualità, una memoria capiente e un prezzo competitivo. 

Che cosa significa essere tra i principali brand in Europa e che strategie vanno messe in campo per conquistare consumatori molto esigenti verso i fornitori di soluzioni tecnologiche?

La strategia su cui Wiko si focalizza è fornire prodotti sì performanti, ma soprattutto semplici e intuitivi, contraddistinti da una grande autonomia, che sappiamo essere fra le principali motivazioni di sostituzione di uno smartphone. E ovviamente l’estetica: anche se agiamo essenzialmente nella cosiddetta fascia entry level (sotto i 200€), non possiamo dimenticarci che lo smartphone è il personal device per eccellenza, un prodotto che parla dei nostri gusti e preferenze e ci rappresenta, anche attraverso design, colore, finish.

In realtà Wiko fa parte di una conglomerata della tecnologia molto più ampia, vale a dire Tinno Mobile Technology Corp., un gruppo fondato nel 2005 a Shenzhen, in Cina e che conta oggi 4mila dipendenti in tutto il mondo, 7 centri di ricerca e sviluppo e 3 siti di produzione. Quando conta essere ‘affiliati’ ad un gruppo di questo tipo?

È un importante vantaggio in termini di product development ed economia di produzione. Il nostro prodotto è sviluppato là dove ha sede il tech district per eccellenza della Cina, ma al contempo Wiko gode di una sorta di doppia carta di identità che ci contraddistingue nel settore delle telco: una capacità produttiva asiatica e un tratto distintivo europeo, soprattutto estetico, che ci deriva dalla nostra origine francese.

Dalla Francia al resto d’Europa, dall’Europa al resto del mondo: che direzione sta prendendo il vostro sviluppo sugli altri mercati? Oltre a soluzioni di prodotto che, immaginiamo, debbano adattarsi ai contesti geografici e sociali, cambiano anche le strategie di marketing con cui occorre approcciare a stili di vita e consumo diversi? 

L’Europa rimane il core business di Wiko, ma ci sono diversi mercati in espansione in Asia, come quello thailandese ad esempio, che si contraddistingue per una modalità di fruizione completamente diversa da quella europea, da consumatori con cultura e abitudini proprie e perfino da uno storytelling con codici di comunicazione molto diversi dai nostri, sicuramente più tecnico e per certi versi incomprensibile per noi europei. Il fatto di essere di parte di una multinazionale, ma con una forte propensione e attenzione ai mercati locali, ci consente di portare avanti un racconto simile nell’impianto di base, ma customizzato e rispondente agli usi e costumi locali. Le piattaforme social, che sono da sempre il nostro primo canale di dialogo e coinvolgimento delle varie community, sono la perfetta espressione di questa strategia di marketing “tailor made”, non solo per Continente, ma Paese per Paese.  

Particolarmente recente è stato il debutto sul mercato americano. Con che spirito e che approccio?

Non è mai semplice per un brand cinese entrare nel mercato americano, ma il “doppio passaporto” franco-cinese ha agevolato l’ingresso. Il nostro debutto negli USA è avvenuto in un momento di crescita e maturità del brand che ci ha permesso di essere al fianco di uno dei principali operatori telefonici statunitensi. Mi preme ricordare infatti che Wiko – proprio a inizio 2011 – faceva la sua prima comparsa sul mercato francese. Nel 2021 compiamo 10 anni. Nel mondo frenetico e in continua evoluzione della telefonia, possiamo dire di essere davvero “adulti”, anche se abbiamo voluto preservare quel tratto più irriverente e anticonformista dei primi anni, che ci rende diversi dagli altri brand.

Tornando al mercato degli smartphone, essere tra i principali player nella produzione di questa tipologia di dispositivo significa comunque specializzarsi in alcuni aspetti rispetto ai competitor: quale è il vostro punto di forza e quali sono le innovazioni di prodotto sulle quali è stato necessario puntare in questi tempi che hanno visto un’esasperazione (in termini positivi) della concorrenza?

Il nostro più grande punto di forza è l’autonomia, che contraddistingue tutto il catalogo prodotti a partire dai modelli entry della serie Y. Abbiamo fortemente investito tempo e risorse sull’autonomia dei device Wiko perché sono gli stessi consumatori a chiedercelo. Oggi la batteria è un elemento imprescindibile per chi è “always on”. Non è un caso che nell’ultimo anno abbiamo rinnovato il nostro claim: Let’s Power-Up è un inno a poter vivere la vita al massimo, senza ansia da caricabatteria. Con la View5 Collection – la nostra attuale linea flagship – abbiamo infatti assicurato fino a 3,5 giorni di autonomia certificati con una sola carica e stiamo lavorando per migliorarla ancora di più. Non bisogna pensare a Wiko come un brand di innovazione, lo ribadisco sempre. La nostra mission è implementare caratteristiche divenute importanti per la massa, andandole a “democratizzare”, a renderle accessibili in termini di fascia prezzo. L’abbiamo fatto con l’O display a tutto schermo, la quad-cam e, appunto, la batteria da 5000 mAh di View5.

La pandemia sta provocando molti problemi di natura economica da diversi punti di vista. Tanto per citarne uno, manca componentistica elettronica, si stanno fermando le aziende in tanti settori (industria del bianco, automotive ecc..). Come state vivendo questa emergenza generata dalla pandemia? Impatta anche nella vostra attività? 

È assolutamente innegabile. La pandemia ha aggravato una situazione non facile del settore, già inasprita da una crisi economica, dalla mancanza di reale innovazione e da un sentiment avverso e critico dei consumatori italiani sul futuro che ci aspetta. L’onda lunga del lock-down reso necessario dall’emergenza sanitaria sta impattando sul tech in generale e su altri settori che ne dipendono, rendendo disponibilità e competizione per accaparrarsi gli stock ancora più aspre. La componentistica manca ed è un problema con cui la nostra industria dovrà fare i conti per tutto il 2021, rivedendo probabilmente dinamiche commerciali consolidate da tempo.

Quanto il vostro prodotto è aiutato, nella distribuzione, dallo sviluppo tumultuoso che sta avendo l’e-commerce?

La pandemia ha dato una spinta forzata e positiva allo sviluppo dei canali e-commerce in generale. Anche noi di Wiko abbiamo investito sul nostro e-store, rendendo subito disponibili tutti i nuovi modelli e gli accessori di protezione originali e azzerando i costi di spedizione. Paradossalmente però la tecnologia non è uno di quei settori in cui l’e-commerce è in grado di spostare in maniera impattante le vendite, come alternativa all’impossibilità di visitare il negozio fisico. Il punto vendita rimane prioritario in termini ancora assoluti, così come la necessità del touch and feel del prodotto come esperienza per finalizzare l’acquisto.

Lei arriva dalla Sony. Come è avvenuto il passaggio alle telecomunicazioni? Che cosa significa comunicare in questo settore?

Sony è stato il brand che mi ha fatto scoprire il mondo del consumer electronics, un legame – professionale, ma anche di cuore – che dura ancora oggi. È un brand che abbraccia un’ampia gamma di prodotti e servizi, dall’hardware ai contenuti, anche se il suo core business non è dato dalla telefonia. Pur essendo parte integrante dell’elettronica di consumo, questo comparto specifico ha al suo interno dinamiche diverse, una velocità più spinta, una competitività maggiore, caratterizzata da alta ‘promozionalità’ e rotazione dei prodotti sugli scaffali, una “frenesia” tutta tipica del mercato delle tlc. Comunicare nel mondo delle telecomunicazioni vuol dire interfacciarsi con una realtà molto più veloce e competitiva rispetto al resto del comparto bruno, spesso rivedendo ed aggiustando i piani in tempi serrati.   

Donne e tecnologia: un rapporto descritto spesso con forte pregiudizio. Voi effettuate molti sondaggi coinvolgendo le vostre community per esplorare i bisogni e i gusti di ogni tipologia di consumatore e avete fatto anche delle ricognizioni delle esperienze di consumo femminili in occasione dell’8 marzo. Che cosa è emerso? 

Che bisogna fare attenzione a non cadere subito in superati stereotipi di genere. L’81% dei rispondenti donna al nostro sondaggio ha infatti dichiarato di sapere utilizzare con facilità i dispositivi tecnologici, smartphone incluso. Come prevedibile, è inoltre emerso che la capacità di multitasking è una prerogativa femminile. Questi trend però non devono portarci ad abbassare la guardia nei confronti del gender gap in ambito lavorativo, soprattutto in ambito STEM che rimane ancora una realtà. Da donna e mamma che lavora in un settore a forte concentrazione maschile non posso non notare i progressi fatti negli ultimi 20 anni, ma l’essere donna rimane ancora un fattore limitante per certi ruoli, anche solo per un preconcetto culturale. Se è vero che con la pandemia le donne sono state più esposte sui fronti economico, lavorativo e familiare, dobbiamo ricordarci che sono proprio le donne a dimostrare una maggiore apertura al cambiamento e una propensione naturale al pensiero laterale. In uno scenario che muta in evoluzione accelerata, come quello che la pandemia ha generato, queste caratteristiche sono oggi essenziali per il business.

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“DONNE SCIENZA INVENZIONE CARRIERA – Progetto di Gianna Martinengo”

Dalle esperienze alle skill al role model, viaggio tra le professioniste e scienziate che stanno facendo progredire il mondo della scienza italiano e internazionale. Interviste a “mente aperta” anticipate da un viaggio nei diversi mercati dell’innovazione. Uno spazio sarà dedicato alle trentenni , giovani donne – professioniste e scienziate – che affrontano il futuro con coraggio e determinazione.

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